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Winning Authors

Makis Tsitas, Greece

About the author:

Makis Tsitas was born in Yiannitsa in 1971.
He studied journalism in Thessaloniki and has worked in the radio industry.
He has published a collection of short stories, Patty from Petroula, (Kastaniotis, 1996) and fifteen books for children. His short stories have been translated into German, Spanish, English, Hebrew, Swedish and Finnish. God Is My Witness, (Kichli Publishing, 2013) is his first novel. He lives in Athens and is the director of literary and cultural journal, diastixo.gr.

Publishing house:

Kichli Publishing
kichli.publishing@gmail.com
Isminis 75A,
104 44 Athina - Greece

Agent / Rights Director:

Evangelia Avloniti
eavloniti@ersilialit.com
http://www.ersilialit.com

Translation deals:

Author contact:

https://www.facebook.com/makis.tsitas

Book awarded:

Μάρτυς μου ο Θεός (God Is My Witness)

Synopsis:

God Is My Witness is a hilarious and poignant portrait of the ills and contradictions of Modern Greek society as seen through the eyes of a deeply-flawed yet lovable anti-hero.

Chrysovalantis, a fifty-year-old man who has recently lost his job and struggles with declining health, sets out to tell the story of this life. Deeply religious, naive and emotionally immature, he has been falling prey to vicious bosses, ruthless women and the cruelty of his own family all his life. His evil boss enjoys nothing more than torturing and abusing him, the women of his life only want him for his money and his father and sisters –who he still lives with- scorn and belittle him. A bundle of contradictions, Chrysovalantis is a misogynist who adores women, a timid creature who fears and dislikes foreigners, a pampered middle-aged boy who longs to be a man and a tragic hero with a crackling sense of humour.

Gradually abandoned by everyone, Chrysovalantis will roam the streets of Athens for one last time on Christmas Eve with nothing but a suitcase in hand, his half-dying figure reflecting the monstrosity of a cruel society that must inevitably exclude him.

In God Is My Witness Makis Tsitas paints a hilariously funny and achingly sad portrait of Greece’s charms, ills and contradictions whilst paying tribute to all the tragic and lovable anti-heros of our decadent and cynical world.

Excerpt:

Translated by Irene Noel-Baker


There are four kinds of employer: successful ones, debtors, losers, and the insane. I got the fourth.


Often he spoke to me and I wondered if he knew it was me standing there or someone like me. Was I actually Chrysovalantis – his employee and friend – or my twin brother? Except I have no twin brother, just two sisters.


If ever we met in the lobby at work, he would tell me to “run up and get there first!”, then he would make a dash for the lift and shout “no cheating!” as it went up, and force me to run up eight floors counting the 144 steps out loud, while he yelled at me from inside the lift: “Run faster fatty! Where’s your get-up-and-go?”


His company closed at the end of 1980, and out of the blue I was jobless. I had been with him for 11 years, but sadly I was caught unawares, though my colleagues had been busy doing their own marketing for months and went straight on to work for other graphic designers. Naturally, I saw that the ship was going down, that things were going from bad to worse, that there was no future anymore, but I didn’t want to believe it. Old Nick was telling tales and I fell for it: “Let them all go, there’s no way you’ll be out of work.” That’s where I screwed up.


I saw myself grappling with myself in the mud. The two of us were swearing and trying to strangle one another. While simultaneously chanting the Hymn of Kassiani.


Then the two of us became another Chrysovalantis, a different one, whose name was Psychovalantis, and he shouted thrice, “this wind is choking me.” While from somewhere in the distance could be heard an aria from Tosca.


A peculiar dream.

More info on the author with excerpt in o.v. and EN or FR (PDF)

Reader's Report:

Il romanzo, che si svolge nei primi anni Duemila nell’Atene alle prese con i preparativi delle Olimpiadi, si presenta come un lungo monologo di Chrisovalandis. Cinquant’anni, disoccupato, obeso, vorace, con un debole per le donne e molto timorato di Dio, il protagonista, di professione tipografo, è in conflitto perenne con il mondo, che sembra stato creato apposta per creargli problemi. La prima fonte di guai per Chrisovalandis sono i suoi datori di lavoro, tutti invariabilmente tirannici e disinteressati al benessere dei dipendenti: “Ci sono quattro tipi di datori di lavoro: i fortunati, gli indebitati, i farabutti e i fuori di testa. A me è capitato il quarto tipo”.

Ma anche la famiglia crea problemi: il padre, ufficiale dell’esercito in pensione, e le due sorelle, la prima insegnante di religione ottusa e bigotta, e la seconda, disoccupata anche lei. E poi i preti, anche se Chrisovalandis si considera molto religioso. Per non parlare delle innovazioni tecnologiche, che hanno determinato la sua rovina economica: “È stata la tecnologia a mandarci in rovina. Una tragedia. A questo mondo si sistemano tutti, i camerieri, i portieri, i becchini, i magnaccia, gli avventurieri, gli yuppies, gli immigrati, tutti tranne noi che abbiamo sacrificato la nostra vita per il libro. Pur di restare fedeli all’arte di Gutenberg, come la chiamano i tedeschi, un mucchio di noi hanno preferito restare soli anziché formarsi una famiglia”.

Ma il problema più grande sono le donne, vere e proprie Erinni, che hanno trasformato la vita del protagonista in un inferno: “Le donne sono come i pompieri. Quando vedono un uomo in fiamme, dovrebbero correre a spegnere il rogo, a salvargli la vita. E invece di solito lo lasciano bruciare. Questo è quello che ho capito in cinquant’anni e tre mesi di vita, che mi sono ingrigito”.

Per sopravvivere, Chrisovalandis si abbandona a un fatalismo venato di una superficiale religiosità, assai vicina alla superstizione, che tuttavia non gli impedisce di essere un coacervo di contraddizioni: megalomane e meschino, esterofilo e razzista, credente e praticante ma fruitore dell’amore mercenario, fatalista ma riluttante ad assumersi qualsiasi responsabilità, misero ma non privo di un narcisismo al contrario, in base al quale tutto il mondo sembra occuparsi di lui (sia pure in negativo). In altre parole, Chrisovalandis è il ritratto di un certo uomo della strada tipico delle moderne democrazie del benessere, non completamente svezzato e incapace di progettare, o anche soltanto immaginare, il futuro. Egli infatti, ostaggio di un eterno presente fatto di frustrazioni e di aridità sentimentale, concepisce il futuro soltanto come una minaccia, al contrario del passato, sempre vagheggiato come un paradiso perduto. Quanto alla vita dello spirito, soltanto le vecchie canzoni popolari d’amore e i monaci del Monte Athos sembrano commuoverlo: “Sul Monte Athos ho vissuto momenti indimenticabili. Al monastero di Simonòpetras c’era il padre Pavlos, mi ricordo, e continuava a dirmi quello che dovevo fare per salvarmi la vita. Innanzitutto dovevo salvare il mio corpo, ossia dimagrire. Praticando il digiuno e la preghiera. E benedire tutto e tutti. Per non parlare delle messe, la cosa più bella che abbia mai visto in vita mia! Un vero e proprio Hollywood ecclesiastico”.

La tecnica del monologo interiore consente a Tsitas di prendere le distanze dal suo eroe e di lasciarlo libero di fare figuracce, di esporsi e di mettersi a nudo. Proprio questo è l’espediente che consente all’autore un tono divertito e divertente, che percorre tutto il libro e che rende Chrisovalandis un personaggio di immediata presa sul lettore. L’umorismo del resto è una delle cifre principali del libro: un umorismo a volte nero, a volte grottesco, ma presente in ogni pagina di questo particolare diario di vita.

In altre parole Chrisovalandis è un classico antieroe della nostra, un “buono senz’ugne”, come direbbe Guido Gozzano: “Io ho sempre voluto far contenti tutti. Per carattere non ho mai voluto scontentare nessuno. Ed ecco il bel risultato”.

Commento

L’espediente del monologo interiore consente all’autore una presa di distanze ironica dal suo personaggio. Inoltre lascia aperto uno spiraglio su possibili varianti delle vicende narrate da Chrisovalandis: esse infatti sono molto probabilmente addomesticate, il che rende il lettore parte del processo di demistificazione, ma anche parte dell’innegabile carattere teatrale del libro (Tsitas è autore anche di monologhi teatrali, la cui esperienza viene messa a frutto nel romanzo). In altre parole, le storie che leggiamo sono la versione del protagonista, un uomo vile e furbo, che non esita a mutare la realtà secondo i suoi capricci.

Un altro elemento di interesse è lo stile del romanzo: preciso ed essenziale, mescola elementi del sermo cotidianus con inserti dotti, il gergo al greco ecclesiastico, con una politezza che cerca di rendere al meglio le contraddizioni, i limiti e il mondo interiore del protagonista. Lo scopo ultimo è quello di divertire il lettore, di offrirgli una esperienza di lettura piacevole e di rendere il protagonista, una specie di Marcovaldo degli anni Duemiladieci, un carattere plausibile e condivisibile.

Ma oltre al divertimento, Tsitas offre un romanzo su cui riflettere: le situazioni, i personaggi, la lingua, offrono uno spaccato della moderna vita nelle città, una volta tanto senza isterismi, con levità e con attenzione per la lingua e lo stile.

Maurizio de Rosa

Marketing/Sales & Media Opportunities:

“A pitch-perfect psychological portrait of Modern Greek identity.” Efimerida ton Syntakton, 2013

“A hilarious, technically perfect book with a spotless plot.” Frear Magazine, 2013

“One of the best novels to have come out of Greece.” People Magazine, 2013

“Makis Tsitas’ first novel is the best book of the year.” To Vima, 2013

“The funniest and most masterfully written novel of the last few years.” Popaganda.gr, 2014

“One of the best and most astute Greek novels of the last few years.” Joytv.gr, 2014

“(The hero) is made of that literary recipe that will go down in history.” Diavasame.gr, 2014

“The author strikes an admirable balance between the tragic and the comic.” Literature.gr, 2013

“A masterpiece of prose and an unforgettable hero.” 9.84.gr, 2013

“It wouldn’t be an exaggeration to say that Chrysovlantis is our own Greek Akaky Akakievich Bashmachkin, Gogol’s humble clerk.” The Books’ Journal, 2013

“The reader rejoices at the faultless prose which manages to reach deep into the heart.” Mandragoras Magazine, 2013

Other Works:

Parents!

Psychogios, 2013

Don’t Trouble Father Christmas

Psychogios, 2012

Can I Come, Too?

Psychogios, 2012